Verdi composa cet opéra créé au “Gran Teatro La Fenice” de Venise le 12 mars 1857 en première version. Basé sur un drame du dramaturge espagnol A.G.Gutierrez, la même source dont Verdi avait déjà mis en musique: El Trovador. F.M.Piave tira un livret de ce drame. En 1881, à l’occasion de la première exposition nationale de l’Italie unifiée , le 24 mars la nouvelle version fut créé à la Scala avec un livret qu’ Arrigo Boito remania.
: La reprise de l’ édition de la saison 2009/2010 comporte encore la présence sur scène dans le rôle-titre de Placido Domingo: on oserait dire de “il mattatore” (mais, naturellement, dans un sens positif). Simon Boccanegra est un opéra sombre, qui va examiner, scruter l’ âme des personnages, donc de l’ être humain, dans tous ses aspects négatifs… oui, plutôt les négatifs. Il y a l’amour aussi, d’ un père envers sa fille, de la fille envers le père, envers son bien-aimé. Et la jalousie, l’envie, la haine, la soif de vengeance. Une palette terrible, que la musique de Verdi sait représenter d’ une façon impitoyable: et qui impose aux interprètes, chef d’orchestre et chanteurs, d’être autant sévères que délicats.
La mise-en-scène de Federico Tiezzi , les décors de Pier Paolo Bisleri ainsi que les costumes de Giovanna Buzzi répondent bien au caractère fonctionnel nécessaire au drame.
La direction de l’orchestre est confiée à Daniel Barenboim qui connaît bien, très bien son art, mais ne nous semble pas vibrer particulièrement au phrasé et aux accents verdiens. Très bien les choeurs avec leur chef, Bruno Casoni.
Placido Domingo, protagoniste, est l’artiste que tout le monde connaît, avec sa personnalité captivante, sa sympathie qui le fait maître des foules, avec son art et son métier, sa haute profession, une resistance physique incroyable, tout, il y a tout mais… il n’y a pas le baryton, il n’y a pas la couleur vocale, il n’y a pas l’ épaisseur, le volume… il y a un splendide ténor auquel la partition n’ impose pas un registre de ténor. Oh! Nature!
Dans le rôle d’Amelia Tatiana Serjan arbore sa belle voix veloutée, vibrante et sensible, à laquelle toutefois on demanderait une meilleure précision. La basse Orlin Anastassov interprète Jacopo Fiesco, dolent et sévère, belle voix, élégant, bien à sa place. Le rôle ingrat et douloureux de Paolo Albiani a tout à fait bien été assuré par Artur Rucinski. Pour le personnage plutôt conventionnel de Gabriele Adorno, le ténor indispensable de chaque opéra, on a profité de la voix de Fabio Sartori: roi des aigus, sans plus, parfois inélégant.
Complétaient la distribution Ernesto Panariello (Pietro), Luigi Albani (capitano dei balestrieri), Barbara Lavarian (ancella di Amelia).
Public très content, chaleureux, enthousiaste; applaudissements infinis. Il va de soi que le dominateur, surtout à la fin, a été Placido Domingo, une véritable star en triomphe.
Giuseppe Pintorno
Teatro alla Scala – Simon Boccanegra di G. Verdi
Verdi compose quest’ opera andata in scena al Gran Teatro La Fenice di Venezia il 12 marzo 1857. Basato su un dramma dello spagnolo A.G.Gutierrez, drammaturgo di cui Verdi aveva già musicato El Trovador, questo Simon Boccanegra fu ridotto a libretto da F.M. Piave. Nel 1881, in occasione della prima esposizione nazionale dell’ Italia unificata, il 24 marzo fu rappresentata alla Scala la nuova versione, ed il libretto fu rimaneggiato da Arrigo Boito.
La ripresa dell’ edizione della stagione 2009/20010 comporta ancora la presenza in scena di Placido Domingo nel ruolo del protagonista: si può osare dire del “Mattatore”(ma naturalmente in senso positivo). Simon Boccanegra è un’ opera buia, che va ad esaminare, a scrutare l’ animo dei personaggi, quindi dell’essere umano, in tutti i suoi aspetti negativi… sì, piuttosto i negativi. C’è anche l’amore, di un padre verso una figlia, della figlia verso il padre, verso il suo innamorato. E la gelosia, l’ invidia, l’odio, la sete di vendetta. Una tavolozza terribile, che la musica di Verdi sa rappresentare in modo spietato: e che impone agli interpreti, direttore d’orchestra e cantanti, di essere severi quanto delicati.
La regìa di Federico Tiezzi, le scene di Pier Paolo Bisleri come i costumi di Giovanna Buzzi rispondono bene al carattere funzionale necessario al dramma.
La direzione dell’ orchestra è affidata a Daniel Barenboim che conosce bene, molto bene l’ arte sua, ma non ci sembra vibrare particolarmene al fraseggio e agli accenti verdiani. Benissimo i cori col loro direttore, Bruno Casoni.
Placido Domingo, protagonista, è quell’artista che tutti conoscono, con la sua personalità accattivante, la simpatia che lo rende padrone delle folle, con la sua arte e il suo mestiere, la sua alta professionalità, una resistenza fisica incredibile, tutto, c’è tutto ma… non c’è il baritono, non c’è il colore vocale, non c’è lo spessore, il volume… c’è uno splendido tenore al quale la partitura non impone un registro tenorile. Oh! Natura!
Nel ruolo di Amelia Taiana Serjan fa sfoggio della sua bella voce vellutata, vibrante e sensibile, alla quale tuttavia si richiederebbe una migliore precisione. Il basso Orlin Anastassov interpreta Jacopo Fiesco, dolente e severo, bella voce, elegante, a posto. Il ruolo ingrato e doloroso di Paolo Albiani è stato ben coperto da Artur Rucinski. Per il personaggio piuttosto convenzionale di Gabriele Adorno, il tenore indispensabile di ogni opera, si è goduta la voce di Fabio Sartori: re degli acuti, senza più, talvolta inelegante.
Completavano il cast Ernesto Panariello (Pietro), Luigi Albani(capitano dei balestrieri), Barbara Lavarian (ancella di Amelia).
Pubblico molto contento, caloroso, entusiasta; applausi infiniti. Va da sè che il dominatore, soprattutto alla fine, è stato Placido Domingo, vera star in trionfo.
Giuseppe Pintorno
