Teatro alla Scala
L’ impalpable légèreté de la musique. Face à la délicatesse, à la grâce, à un style rigoureux et souple, il est difficile de définir l’art de ces deux artistes, de ces deux voix: l’ interprète des Lieder et le pianiste aux mains évocatrices des sons. Matthias Goerne, au physique imposant, est loin de la façon d’ être sur scène de ses collegues élégants et quelque peu académiquement impassibles, exprimant tout à travers les yeux. Il unit sa vocalité à sa présence physique, les mouvements de ses mains et de son corps comme un méditerranéen, mais à la rigueur musicale et dramatique d’un vrai chevalier nordique. Sa voix puissante se plie à la volonté expressive de l’interprète, des tons forte et fortissimo jusqu’ à des pianissimo impalpables, caressants, créant un climat émotionnel auquel participent les sonorités du piano.
Le concert a commencé par le cycle An die ferne Geliebte de Beethoven et tout de suite s’est créé un climat magique, une collaboration magnifique (peut-être aurions-nous souhaité un poids plus dense du piano, mais c’est vraiment personnel):
Le Schwanengesang de F.Schubert (treize Lieder) a rempli l’espace de ce récital avec des émotions à couper le souffle.
Tous les applaudissements retenus pendant le concert ont explosé à la fin pendant presque un quart d’heure. Le public a eu du mal (presque) à accepter l’idée qu’ il fallait sortir, car la soirée était finie.
Giuseppe Pintorno
Teatro alla Scala Il recital di Matthias Goerne, baritono, e di Enrico Pace, al pianoforte.
L’ impalpabile leggerezza della musica. Di fronte alla delicatezza, alla grazia, a uno stile rigoroso e duttile, è difficile definire l’arte di questi due artisti, di queste due voci: l’interprete dei Lieder e il pianista dalle mani evocatrici dei suoni. Matthias Goerne, dal fisico imponente, è lungi dal modo di stare sulla scena dei suoi Colleghi, eleganti ed in qualche modo accademicamente impassibili, trasmettendo ogni espressione attraverso gli occhi. Egli unisce la sua vocalità alla sua presenza fisica, i movimenti delle mani e del corpo come un mediterraneo, ma dal rigore musicale e drammatico di un vero cavaliere nordico. La sua voce possente si piega alla volontà espressiva dell’ interprete, dai toni forte e fortissimo fino a dei pianissimo impalpabili, carezzevoli, creando un clima emozionale al quale partecipano le sonorità del pianoforte.
Il concerto è cominciato col ciclo An die ferne Geliebte di Beethoven e immediatamente si è stabilito un clima magico, una collaborazione magnifica (forseavremmo desiderato un peso più denso del pianoforte, ma è veramente qualcosa di personale).
Lo Schwanengesang di F. Schubert (tredici Lieder) ha riempito lo spazio di questo recital con delle emozioni da togliere il fiato.
Tutti gli applausi trattenuti durante il concerto sono esplosi alla fine, per circa un quarto d’ora. Il pubblico ha quasi fatto fatica ad accettare l’idea che bisognava uscire, perché la serata era finita!
Giuseppe Pintorno
