IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO

Con l’oratorio di Händel Il trionfo del Tempo e del Disinganno il Teatro alla Scala ha presentato al pubblico il suo complesso barocco: un gruppo di strumentisti che nei mesi precedenti la rappresentazione ha approfondito con il direttore Diego Fasolis, in collaborazione con “I Barocchisti” della Radiotelevisione Svizzera e su strumenti storici, la tecnica e le prassi esecutivedel Settecento. Il progetto, sviluppatosi anche grazie all’adesione e all’entusiasmo di una quarantina di membri dell’orchestra del teatro, prevede che alla nuova compagine sia affidato un titolo all’anno sotto la bacchetta di uno specialista, nella prospettiva di creare al Piermarini una nuova tradizione esecutiva barocca. La Scala, riprendendo l’esperienza avviata, con l’orchestra “La Scintilla”, dall’Opera di Zurigo quando era diretta dall’attuale sovrintendente e direttore artistico scaligero Alexander Pereira, si pone così all’avanguardia tra i grandi teatri internazionali nel campo delle esecuzioni storicamente informate. Nel 1707 Händel aveva ventidue anni, aveva già scritto due opere per il teatro di Amburgo e si trovava da un anno in Italia, su invito di Ferdinando de’ Medici. Dopo un primo soggiorno fiorentino si era recato a Roma dove aveva stretto sodalizio con il cardinale Benedetto Pamphilj, già librettista per diversi compositori tra i quali Alessandro Scarlatti.

IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO

IL TRIONFO DEL TEMPO E DEL DISINGANNO

A Roma le rappresentazioni operistiche erano vietate, come anche il canto in pubblico per le donne: i due si dedicarono quindi alla stesura di un oratorio di argomento almeno a prima vista moraleggiante, conferendo però ai personaggi  tutta la vivacità del teatro musicale. Il trionfo del Tempo e del Disinganno venne dunque eseguito per la prima volta nel 1707, con il compositore al cembalo e la direzione di Arcangelo Corelli, presso il Teatro del Collegio Clementino nell’ambito dei concerti quaresimali organizzati dal Cardinale Ottoboni. La fortuna dell’opera e la sua centralità nella parabola artistica di Händel sono testimoniate dal fatto che il compositore apprestò due successive versioni, entrambe per il Covent Garden di Londra: nel 1737 con il titolo Il trionfo del Tempo e della Verità e nel 1757 con il titolo The Triumph of Time and TruthLo spettacolo di Jürgen Flimm con le scene di Erich Wonder e i costumi di Florence von Gerkan, nato nel 2003 per l’opera di Zurigo, fu poi ripreso alla Staatsoper di Berlino nel 2012, dove Flimm era affiancato, come ora alla Scala, da Gudrun HartmannFlimm e Wonder collocano il trapasso dall’edonismo alla malinconia che impregna l’oratorio in una serata dopo teatro che affonda nella notte al bancone di un caffè alto borghese ispirato alla leggendaria brasserie parigina art déco La Coupole, inaugurata nel 1927, in cui si incontravano tra gli altri Man Ray, Aragon, Picasso, Simenon e Josephine Baker. Il bar diviene teatro moderno di simbologie di perfetto sapore barocco, tra controscene e movimenti coreografici. Nel corso della conferenza stampa di presentazione Diego Fasolis, che termina quest’anno la sua lunga collaborazione con l’orchestra della Radio Svizzera Italiana, non ha nascosto di avere avuto delle perplessità sulla messa in scena, dal sapore apparentemente contraddittorio, di un oratorio “romano”, ma i suoi dubbi si sono dissolti quando ha potuto vedere come la drammaturgia di Flimm funzionasse perfettamente. E’ inoltre interessante osservare come la continua presenza in scena di tutti e quattro i personaggi contemporaneamente, anche quando non cantano, permetta agli interpreti di esprimere una grande varietà di sentimenti.Non è stato possibile realizzare una edizione critica in quanto l’originale è andato perduto e l’edizione a stampa è costituita dal materiale approntato da un copista per la prima esecuzione, alla quale sono state apportate alcune correzioni per ovviare a errori di palese evidenza. I quattro interpreti vocali – Martina Janková (Bellezza), Lucia Cirillo (Piacere), Sara Mingardo (Disinganno) e Leonardo Cortellazzi (Tempo)  sono stati assolutamente perfetti nel canto e nel gesto, trasmettendo una crescente, intensa commozione che ha riconfermato quanto già in origine testo e drammaturgia fossero pensate in termini scenici. Perfettamente integrate le coreografie di CatharinaLühr, intense e suggestive le luci di Martin Gebhardt.  

Vittoria Lìcari

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